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REVISIONE LETTERATURA

Interventions to promote walking - systematic review

Interventions to promote walking: systematic review

Gli autori si sono proposti di valutare quali sono gli interventi efficaci nel promuovere il camminare, quali sono i pazienti che rispondono di più a questi interventi e in che misura, gli effetti sulla capacità fisica totale e sulla salute. Sono stati considerati 48 studi randomizzati, non randomizzati e osservazionali, che hanno valutato il risultato di qualsiasi tipo di intervento, anche fiscale e legislativo, in grado di influire su quanto una persona cammina. Sei studi hanno valutato l'effetto di brevi consigli forniti singolarmente sul posto di lavoro, dal medico di riferimento o da uno specialista; tre studi randomizzati hanno valutato interventi forniti via telefono o internet; sei studi hanno valutato l'efficacia di sessioni educative di gruppo; in 7 studi (di cui 6 randomizzati) un elemento essenziale era rappresentato da un contatore dei passi fornito alla persona; cinque studi hanno valutato l'efficacia di interventi di comunità, che hanno coinvolto soprattutto i mass media; infine 21 studi hanno valutato l'efficacia di interventi volti a incrementare il raggiungimento del posto di lavoro o della scuola a piedi, con il proposito di ridurre l'inquinamento ambientale. La maggior parte dei programmi si è dimostrato in grado di incrementare il cammino, per un massimo di circa 30-60 minuti/settimana; gli studi volti a modificare la modalità di raggiungimento del posto di lavoro o della scuola hanno incrementato il cammino di 15-30 minuti/settimana. Inoltre quando valutati gli aspetti socio-demografici, gli uomini sembrano incrementare il cammino più delle donne. Solo pochi studi hanno riportato l'effetto sulla performance fisica, misurata in modo eterogeneo, con un generale miglioramento; infine solo sei studi hanno valutato gli effetti su qualità di vita, percezione di salute e wellbeing, mostrando ancora un generale incremento (solo uno studio negativo). Degno di nota, in alcuni studi il risultato del programma di intervento era positivo ad un follow-up breve (4-16 settimane), ma non veniva poi mantenuto a un follow-up più lungo (24 settimane, 12 mesi).
Nonostante non venga individuato un programma che porti risultati decisamente migliori rispetto agli altri, gli interventi più efficaci sono stati:
- quelli che prevedevano un contatto individuale o di gruppo o domiciliare; gli interventi istituzionali (luogo di lavoro o scuole) e di comunità hanno invece dato risultati meno positivi;
- quelli rivolti a persone sedentarie e motivate al cambiamento; discordanti sono i risultati di interventi dedicati a soggetti con patologie (cardiovascolari, osteoarticolari, diabete mellito)
- quelli centrati sulle esigenze del singolo (dando la possibilità al singolo di scegliere in un menu di risorse di informazioni e mediante incentivi ecologici).

Commento
I dati raccolti negli ultimi cinquant'anni hanno confermato i benefici dell'esercizio fisico sulla salute. Studi epidemiologici hanno dimostrato che i soggetti attivi hanno un minor rischio di sviluppare molte patologie croniche (1). Inoltre le percentuali di mortalità dovute a qualsiasi causa sono più elevate nella popolazione meno attiva (2-4).
In particolare, molti studi hanno dimostrato che l'inattività fisica è un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e che l'attività fisica e l'esercizio regolari hanno effetti benefici nell'ambito della prevenzione primaria e secondaria degli eventi cardiovascolari.
I meccanismi specifici con cui l'attività fisica riduce la mortalità cardiovascolare non sono completamente noti. L'esercizio abbassa i valori pressori e previene l'ipertensione arteriosa, ha effetti positivi sul metabolismo glucidico migliorando la sensibilità all'insulina e prevenendo l'instaurarsi del diabete, è una componente importante nella perdita di peso e condiziona la composizione corporea e la distribuzione del grasso, migliora il profilo lipidico riducendo il colesterolo LDL e il rapporto colesterolo LDL/ HDL e aumentando il colesterolo HDL. La modificazione dei fattori di rischio per l'aterosclerosi tuttavia non spiega completamente i benefici osservati. Un ruolo importante potrebbe essere svolto da altri meccanismi, tra cui gli effetti sulla trombosi, sull'infiammazione, sulla funzione endoteliale e sul tono autonomico. L'esercizio fisico induce inoltre importanti adattamenti morfofunzionali del cuore e vascolari.
Un dato importante deriva dall'osservazione in studi più recenti che l'allenamento all'esercizio di bassa o moderata entità può influire positivamente sulla forma fisica e su numerose altre variabili (sensibilità all'insulina, pattern lipidico, pressione arteriosa), con un vantaggio sulla mortalità generale e su quella cardiovascolare in particolare; livelli di attività motoria oltre il moderato non portano benefici aggiuntivi. In questo ambito si colloca il semplice camminare, esercizio aerobico dinamico, di entità moderata, familiare, libero e di facile esecuzione per tutti, con benefici cardiovascolari importanti. Un'analisi del Nurses' Health Study su circa 72000 donne ha trovato che camminare a passo svelto (per più di tre ore alla settimana) è associato a una riduzione del 35% degli eventi coronarici, un beneficio comparabile a quello osservato con un'attività fisica più intensa (5).
Anche se i benefici dell'esercizio sulla salute sono noti, l'attività fisica continua a essere poco praticata; lo stile di vita sedentario è ancora troppo diffuso nei paesi occidentali e rappresenta un problema di salute pubblica. Il lavoro di Ogilvie e Coll valuta diversi tipi di intervento volti a incrementare l'attività fisica moderata, in particolare la semplice camminata. Nonostante le diversità metodologiche, la maggior parte degli studi si è dimostrato efficace nell'incrementare il livello di attività fisica. A fronte dei benefici ottenuti, non è possibile però individuare l'intervento più efficace; risulta tuttavia chiara l'importanza di programmi centrati sul paziente, sulle sue esigenze e sulle sue caratteristiche socio-demografiche e sanitarie.
L'esercizio fisico è ormai inequivocabilmente entrato nei protocolli di prevenzione primaria e secondaria delle malattie cardiovascolari ed è chiaro allora che la promozione dell'attività fisica sia un obiettivo primario. I medici, gli infermieri e gli operatori sanitari hanno un ruolo fondamentale nel consigliare ai pazienti l'attività fisica più idonea e nell'influenzare i comportamenti. La prescrizione di un programma regolare e sistematico di allenamento deve avere la stessa dignità di qualsiasi altro trattamento terapeutico.

Stefania De Feo
Casa di cura polispecialistica "Dr Pederzoli"
via Monte Baldo 24 - 37019 Peschiera del Garda
stefania.defeo@tiscali.it

 

Bibliografia

  1. Pate RR, Pratt M, Blair SN et al. Physical activity and public health: a recommendation from the Centers for Disease Control and Prevention and the American College of Sports Medicine. JAMA 1995;273:402-407.Blair SN, Kohl HW, Paffenbarger RS et al. Physical Fitness and all cause mortality. JAMA 1989;262:2395
  2. Andersen LB, Schnohr P, Schroll M, et al. All-cause mortality associated with physical activity during leisure time, work, sports, and cycling to work. Arch Intern Med 2000;160:1621-1628.
  3. Paffenbarger RS, Hyde RT, Wing A et al. Physical activity, all-cause mortality, and longevity of college alumni. N Engl J Med 1986;314:605-613.
  4. Manson JE, Hu FB, Rich-Edwards JW, et al. A prospective study of walking as compared with vigorous exercise in the prevention of coronary heart disease in women. New Engl J Med 1999;341:650-658.

Articolo originale:
Interventions to promote walking:systematic review.
Ogilvie D, Foster CE, Rothnie H, Cavill N, Hamilton V, Fitzsimons CF, Nutrie N on behalf of the Scottish Physical Activity Research Collaboration (SPARColl).
BMJ 2007;334:1204-1214.

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